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domenica 9 marzo 2008

S. O. S.

Durante la sosta in pub di provincia aperto fino a tardi mi scopro ad incantarmi del kitch, e ad osservare avidamente le vite degli altri. Questa volta invece di sentimi ostile a tutto questo voglio entrarci dentro e mangiare i loro cuori e i loro cervelli per capire, per non sentirmi all’improvviso incredulo e tramortito quando arriverà la batosta finale. Ho lanciato i miei SOS, prima di tutto questo, perduti perduti. Sento una valanga di becerume approssimarsi, come farò ad affascinarmi anche a questo? Possono bastare questi miei semini adagiati con cura nelle vostre fertili menti? Possono bastare questi pollini musicali soffiati sui vostri fiori? Temo di no! Per resistere comunque ci possono tornare utili questi suoni ampi e tutto quello che si portano dentro, ed è molto, la fulminante bellezza di un gospel, quello della semplicissima Revival con tutta la carica di sofferenza del testo e la gioia dei suoni. Ancora cori, miei cari.

Cosa rimane del trip hop su soundscapes elettronici dei Soulsavers del primo album, in questo It's Not How Far You Fall, It's The Way You Land, pochino, qualche pezzo, ma c’è molto soul, blues, la voce profonda di Mark Lanegan e addirittura una cover del Neil Young da ZUMA, che si poteva evitare: ci ho messo un po’, lo sapete a riconoscerla, nonostante quella canzone sia impressa profondamente nella mia anima, ovviamente la versione originale è insuperabile.

A proposito di comprensione vs odio, di cui parlavo prima. Il titolo dell’album è una citazione dal film “L’odio” di Kassowitz ............... “fin qui tutto bene”

Versione dal vivo con bellissime chitarre: http://www.youtube.com/watch?v=iUuiIZ8RF7g

Il video: http://it.qoob.tv/video/clip_view.asp?id=5473

Il testo di Revival: http://www.lyricsmania.com/lyrics/soulsavers_lyrics_14921/its_not_how_far_you_fall_its_the_way_you_land_lyrics_44123/revival_lyrics_477816.html

domenica 9 settembre 2007

Artigianato rock

Siamo dalle parti del nord ovest degli Stati Uniti, a Bosie capitale dell’Idaho uno degli stati più rurali, famoso per la coltivazione delle patate, e per l’alto tasso di analfabetismo. A Bosie Doug Martsch da una ventina di anni porta avanti il suo discorso musicale, iniziando prima con formazioni giovanili influenzate soprattutto dal Grunge nato in quegli anni nella vicina Seattle, città nella quale Martsch si trasferisce per un periodo, poi fondando i Built to spill nel 1992. Da allora la formazione ha visto diversi cambiamenti intorno al suo leader e ha affinato nel tempo sempre più la maniera di costruire le proprie canzoni fino a giungere a You in reverse, loro quinto album, uscito nel 2006. Il lavoro di affinamento durato tutti questi anni del modulo canzone e del personalissimo stile del gruppo fortemente caratterizzato dalla voce di Matsch e dalle chitarre elettriche che spesso emergono in sessioni in cui le melodie s’intrecciano e si rincorrono senza mai stancare o scadere nel virtuosismo ha dato luogo ad un album in cui gli episodi eccelsi sono numerosi. Tra questi Traces, il secondo brano del disco, è una bellissima canzone dal mood dolce-amaro, dal suono più lieve rispetto alle altre canzoni ma con le stesse caratteristiche riguardanti la voce e le chitarre che solo nel finale emergono in un brevissimo assolo. Bellissimo anche l’iniziale treble-graffiato di chitarra elettrica che poi spunta pianissimo una volta ancora prima dell’assolo finale.