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sabato 16 agosto 2008

Pop Noir


Nicole Atkins da Neptune City, New Jersey a due passi da Asbury Park e dai luoghi di Bruce Springsteen canta un pezzo da musical di altri tempi che comincia in modo funereo e maledetto.
Una storia d'amore finita in salsa pop-noir, etichetta da lei coniata che si appiccica volentieri al
suo disco d'esordio dedicato proprio alla sua città e che si può tradurre in una miscela indefinita di generi che attraversano la galassia musicale americata dal folk-rock alla psichedelia.
In The Way It Is lo stile di canto è potente e tradizionale nella parte melodica, uno stile non comune nel pop di oggi che rimanda alle aperture vocali in voga negli anni 60 e che si unisce a testi non proprio solari ma spesso disperatamente desolati e tristi. Eccellente come quasi tutto l'album.

La puoi ascoltare qui:
http://www.youtube.com/watch?v=e4pxn-xULNs


Collegamenti:
http://www.myspace.com/nicoleatkins

http://www.nicoleatkins.com

domenica 18 maggio 2008

I left things so terribly...Undone


Difficile credere che siano di Denver. Non me ne vogliano quelli di Denver ma nel mezzo del deserto non ce li fai a suonare roba così romantica e melanconica. Su mezzo milione di abitanti ci sono tre uomini e una donna che si fanno chiamare DeVotchKa e suonano musica balcanica, quella fanfare e nostalgia ma con taglio folk americano. Il cambio continuo di ritmo e di registro di Undone (da A Mad & Faithful Telling) passa da una disperazione waitsiana alla speranza americana alla malinconia slava. Chitarra, fisarmonica, violino.
E da quei violini non vorreste mai allontanarti. Sei lucido. Sai cosa aspettarti. Ti aspetti un vetro della finestra bagnato dalla pioggia. Ti aspetti un qualcosa o qualcuno che se ne è andato, hai lasciato cose così terribilmente non fatte, incompiute.
Si parte piano, si aumenta il ritmo, il pezzo non prende il volo. Meglio così, rimane attaccato alla terra e ai nostri pensieri. Meglio così.
Collegamenti:
http://www.devotchka.net/cms/
http://www.myspace.com/devotchkamusic
http://www.justsomelyrics.com/2365277/Devotchka-Undone-Lyrics

domenica 30 marzo 2008

Di notte


Di notte si sogna. Non si lotta. La notte è fatta per svegliarsi mentre è ancora notte. La notte è anche ritrovarsi una candela sul petto.
Ti prego combattimi e se non riuscirai a farlo allora avrei dovuto lasciarti sognare ancora.
Non finire. Basta un violino per allungare il sogno. Intorno solo un colore, o qualcosa che somiglia a un colore. Che ci faccio io qui? ho già visto questi posti, ho già sentito questi odori, ho già sentito queste voci. La notte è notte per qualche motivo, un giorno quel sogno riuscirà a farti sorridere, un giorno una forte luce ti farà sapere che la notte ha molti colori.
Chiama per nome i sogni e non farti ingannare. Tutto ciò che vedi di notte è solo realtà. Il risveglio è un sorriso, non combattere mai di notte.


Laura Marling, Night Terror (da Alas, I Cannot Swim)

Testo di
Night Terror

sabato 22 marzo 2008

Scusatemi se insisto

Già, sono qui a parlarvi ancora una volta, di Beirut, perché lo merita. Così sarà il primo singolo della storia ad avere due lati A e magari, non lo so, forse anche un lato B, pertanto destinato a sconvolgere non solo la storia della musica ma anche quella della geometria dei piani, Euclidea e non. Naturalmente scherzo! il disco, The Flying Club Cup, mi piace molto e vi propongo ancora un brano: Cliquot. Un'altra ballata, inizia con una fisarmonica, ma mi piace moltissimo quando entrano i fiati che se ne vanno da un altra parte rispetto alla melodia principale. Mi piace moltissimo quando nell'ultima strofa cantata c'è un abbassamento di tonalità, quasi come se iniziasse un altro brano, la canzone si arricchisce e si impreziosisce accennando solamente un'altra melodia. Nelle versioni video offerte da YouTube, anche se sono apprezzabili per l'atmosfera, questi due piccoli fiori perdono qualche petalo, sono un po' appassiti, finiscono per non esserci. Consiglio pertanto di ascoltare la versione in studio. Tarabucche maracas tamburelli e archi fanno il resto e non è poco.

sabato 23 febbraio 2008

Un – Pa Pa

Ci sono giorni più duri di altri, e alcuni particolarmente duri, per la fatica o la mancanza di fiducia. Quando decido di dare un taglio netto alla serata e di andare al letto un po’ prima. Tuttavia diverse pagine del libro sul comodino non sono sufficienti a fiaccare l’ansia e farmi cadere nel sonno. Finalmente riesco a trovare un momento di raccoglimento riparandomi dal freddo e rincattuncciandomi un po’ meglio sotto le coperte. Prendo gli auricolari del mio lettore mp3 e metto A sunday smile di Beirut dall’album The flying cup. Un avvolgente valzer mi abbraccia, mi fa compagnia e accoglie la mia anima. Sembra che Beirut sappia che ho un debole per i cori scalcinati. Che bella la musica di questo americano col nome di una città mediorientale, con una passione per la mittel-europa, per i titoli in francese e per quelle bande balcaniche che avevano acceso i nostri entusiasmi più di dieci anni fa. Tuttavia l’operazione non ha nulla a che vedere con le migliaia di cloni fricchettoni della colonna sonora di Underground che sono nati in Italia come funghi da 10 anni a questa parte. Su questo tipo di suoni Beirut adagia un modo di cantare molto particolare, classico, quasi da divo del passato, infine un organetto accompagna il tutto con ritmi sincopati e ci riporta da un altra parte del mondo cioè ai caraibi. A sunday smile la promuovo a pieni voti anche perché dopo un po’ mi sono scoperto a canticchiarla, stravolgendola, con un sommesso coro muto nel bagno, o quando mettevo a posto i piatti, o a squarciagola in macchina mentre attendevo al semaforo. Quindi non è vero, come dice qualcuno, che a causa della superofferta di musica, non si ha più il tempo per imparare le canzoni, non le si canticchia più, non si leggono e imparano i testi. In fondo il senso di QCS è proprio questo: contro la velocità di esaudire e prevenire i desideri che conduce alla mancanza di desiderio, preferiamo fermarci su un particolare e guardarlo con la lente d’ingrandimento per godere ancora delle molte cose belle che ci circondano.

http://www.youtube.com/watch?v=MAir96N3iOs&feature=related

Io sono affezionato alla versione in studio, ma questa dal vivo è particolare e il sapore caraibico è fornito da un ukulele che chiude e apre il pezzo invece che dall’organetto di cui sopra .

Testo della canzone: http://www.lyricstime.com/beirut-a-sunday-smile-lyrics.html

sabato 22 dicembre 2007

Self-made

Alela Diane è una giovanissima folk-singer autodidatta autoprodotta studio-discografico-munita che fino all'anno scorso ha cucito e disegnato a mano le copertine dei suoi album.
The Pirate’s Gospel esce in Europa 3 anni dopo il suo debutto ufficiale e l'omonimo pezzo è una ballata voce e chitarra, scarna e minimale. Bisogna dire che forse di innovativo non ha niente rispetto alle sue molte colleghe acustiche ascoltate negli ultimi anni. E non aiuta il fatto che viene dalla stessa città (Nevada City) di Joanna Newsom, alla quale viene spesso associata. Che dire? Mi è piaciuta al primo ascolto, ha spessore e credo che per dare profondità e intensità a melodie semplici come queste bisogna saperci fare.
Collegamenti:
http://www.aleladiane.com/
http://en.wikipedia.org/wiki/Alela_Diane
http://www.myspace.com/alelamusic