Già, sono qui a parlarvi ancora una volta, di Beirut, perché lo merita. Così sarà il primo singolo della storia ad avere due lati A e magari, non lo so, forse anche un lato B, pertanto destinato a sconvolgere non solo la storia della musica ma anche quella della geometria dei piani, Euclidea e non. Naturalmente scherzo! il disco, The Flying Club Cup, mi piace molto e vi propongo ancora un brano: Cliquot. Un'altra ballata, inizia con una fisarmonica, ma mi piace moltissimo quando entrano i fiati che se ne vanno da un altra parte rispetto alla melodia principale. Mi piace moltissimo quando nell'ultima strofa cantata c'è un abbassamento di tonalità, quasi come se iniziasse un altro brano, la canzone si arricchisce e si impreziosisce accennando solamente un'altra melodia. Nelle versioni video offerte da YouTube, anche se sono apprezzabili per l'atmosfera, questi due piccoli fiori perdono qualche petalo, sono un po' appassiti, finiscono per non esserci. Consiglio pertanto di ascoltare la versione in studio. Tarabucche maracas tamburelli e archi fanno il resto e non è poco.
Visualizzazione post con etichetta Tom Waits. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Tom Waits. Mostra tutti i post
sabato 22 marzo 2008
Scusatemi se insisto
Già, sono qui a parlarvi ancora una volta, di Beirut, perché lo merita. Così sarà il primo singolo della storia ad avere due lati A e magari, non lo so, forse anche un lato B, pertanto destinato a sconvolgere non solo la storia della musica ma anche quella della geometria dei piani, Euclidea e non. Naturalmente scherzo! il disco, The Flying Club Cup, mi piace molto e vi propongo ancora un brano: Cliquot. Un'altra ballata, inizia con una fisarmonica, ma mi piace moltissimo quando entrano i fiati che se ne vanno da un altra parte rispetto alla melodia principale. Mi piace moltissimo quando nell'ultima strofa cantata c'è un abbassamento di tonalità, quasi come se iniziasse un altro brano, la canzone si arricchisce e si impreziosisce accennando solamente un'altra melodia. Nelle versioni video offerte da YouTube, anche se sono apprezzabili per l'atmosfera, questi due piccoli fiori perdono qualche petalo, sono un po' appassiti, finiscono per non esserci. Consiglio pertanto di ascoltare la versione in studio. Tarabucche maracas tamburelli e archi fanno il resto e non è poco.
Etichette:
Beirut,
Bregovic,
cori scalcinati,
folk,
Kociani Orkestar,
penguin Cafè Orchestra,
Tom Waits
sabato 23 febbraio 2008
Un – Pa Pa
Ci sono giorni più duri di altri, e alcuni particolarmente duri, per la fatica o la mancanza di fiducia. Quando decido di dare un taglio netto alla serata e di andare al letto un po’ prima. Tuttavia diverse pagine del libro sul comodino non sono sufficienti a fiaccare l’ansia e farmi cadere nel sonno. Finalmente riesco a trovare un momento di raccoglimento riparandomi dal freddo e rincattuncciandomi un po’ meglio sotto le coperte. Prendo gli auricolari del mio lettore mp3 e metto A sunday smile di Beirut dall’album The flying cup. Un avvolgente valzer mi abbraccia, mi fa compagnia e accoglie la mia anima. Sembra che Beirut sappia che ho un debole per i cori scalcinati. Che bella la musica di questo americano col nome di una città mediorientale, con una passione per la mittel-europa, per i titoli in francese e per quelle bande balcaniche che avevano acceso i nostri entusiasmi più di dieci anni fa. Tuttavia l’operazione non ha nulla a che vedere con le migliaia di cloni fricchettoni della colonna sonora di Underground che sono nati in Italia come funghi da 10 anni a questa parte. Su questo tipo di suoni Beirut adagia un modo di cantare molto particolare, classico, quasi da divo del passato, infine un organetto accompagna il tutto con ritmi sincopati e ci riporta da un altra parte del mondo cioè ai caraibi. A sunday smile la promuovo a pieni voti anche perché dopo un po’ mi sono scoperto a canticchiarla, stravolgendola, con un sommesso coro muto nel bagno, o quando mettevo a posto i piatti, o a squarciagola in macchina mentre attendevo al semaforo. Quindi non è vero, come dice qualcuno, che a causa della superofferta di musica, non si ha più il tempo per imparare le canzoni, non le si canticchia più, non si leggono e imparano i testi. In fondo il senso di QCS è proprio questo: contro la velocità di esaudire e prevenire i desideri che conduce alla mancanza di desiderio, preferiamo fermarci su un particolare e guardarlo con la lente d’ingrandimento per godere ancora delle molte cose belle che ci circondano.http://www.youtube.com/watch?v=MAir96N3iOs&feature=related
Io sono affezionato alla versione in studio, ma questa dal vivo è particolare e il sapore caraibico è fornito da un ukulele che chiude e apre il pezzo invece che dall’organetto di cui sopra .
Testo della canzone: http://www.lyricstime.com/beirut-a-sunday-smile-lyrics.html
Etichette:
Beirut,
cori scalcinati,
folk,
Kociani Orkestar,
penguin Cafè Orchestra,
Tom Waits
sabato 15 settembre 2007
No page with that title exists

Dissonante, tenebroso, dissacrante, di altri tempi (Sessanta o Settanta?), un pezzo da novanta, stralunato e allucinato, destabilizzante. Organi e trombe, fantasmi finalcuttiani e barrettiani, musica non allineata. Musicisti di grido pronti a lavorare gratis pur di suonare per lui. Genio, forse si. Lasciate che usi questo termine per una volta.
Olandese, cinquant'anni suonati, ha dormito per venti anni ed è stato ripescato da Tom Waits.
Dice che il punk l'ha inventato lui nel 1961. L'ultimo album di Danny Cohen (Shades of Dorian Gray) è un viaggio psicotico che arriva come una sassata direttamente dalla fine degli anni sessanta, una macchina del tempo con un pilota ubriaco e dalla voce gracchiante. Un album che se fosse uscito qualche decennio fa, oggi sarebbe materia di esame alla maturità.
Beneath The Shroud chiude l'album in modo terrificante, marcia funebre con la voce storpiata in studio.
No page with that title exists, dice Wikipedia quando lo cercate.
Olandese, cinquant'anni suonati, ha dormito per venti anni ed è stato ripescato da Tom Waits.
Dice che il punk l'ha inventato lui nel 1961. L'ultimo album di Danny Cohen (Shades of Dorian Gray) è un viaggio psicotico che arriva come una sassata direttamente dalla fine degli anni sessanta, una macchina del tempo con un pilota ubriaco e dalla voce gracchiante. Un album che se fosse uscito qualche decennio fa, oggi sarebbe materia di esame alla maturità.
Beneath The Shroud chiude l'album in modo terrificante, marcia funebre con la voce storpiata in studio.
No page with that title exists, dice Wikipedia quando lo cercate.
Etichette:
Olanda,
Pink Floyd,
Punk,
Tom Waits
Iscriviti a:
Post (Atom)