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domenica 2 novembre 2008

Segni


Due corvi su una vecchia quercia, uno per me e uno per te.
Non vedo che segni. Sempre e dappertutto. Lo xilofono fa il verso ad un carillon, l'elettronica forma questo sound rilassato e senza forma, senza apparente obiettivo.
L'ascolto è immateriale, gli strumenti e la voce sono sospesi in aria. Qualcuno se ne è andato per sempre ma tornerà, vedo segni. Delicatamente, l'orchesta entra verso la fine, in ritardo. Un altro segno.
Canzone triste ma non disperata,
Signs, dei Bloc Party al loro terzo e spiazzante album (Intimacy).
La puoi ascoltare qui
http://www.youtube.com/watch?v=yRxaez4Ttfc
Testo (e commenti sui significati...)
http://www.songmeanings.net/songs/view/3530822107858736916/
Collegamenti
http://it.wikipedia.org/wiki/Bloc_Party
http://www.blocparty.com/
http://www.myspace.com/blocparty

lunedì 6 ottobre 2008

Incanto

Luminarium degli svedesi Tape è un bellissimo disco, una cosa in mezzo all'elettronica, l'ambient e il jazz. Un album strumentale. Siamo abituati a considerare questo genere di dischi un po' ostici , adatti solo ad orecchie educate a questo e gli apprezzamenti vengono solo dopo ripetuti ascolti. Invece per Luminarium non è così tanto che appena s'infila il cd nel lettore Beam, il brano d'apertura, ti prende sin dalle prime note. Beam suscita in me le immagini di un mondo tridimensionale, è come "guardare" gli abissi o un acquario dove si rimane incantati da una grossa ed elegante manta nel suo lento fluire e poi a profondità diverse o più avanti e più indietro succedono molte altre cose più veloci e a ritmi diversi, bollicine che salgono dal basso, o fauna minore che guizza in tutte le direzioni. La stessa cosa la provo di fronte a certi quadri di Klee dove sono presenti più piani e un certo ritmo carpito dalla musica. Assolutamente eccezionale è l'uso non ritmico della batteria.

lunedì 22 settembre 2008

Bizzarri oggetti sonori avvolgono una pantera nella notte

Dopo un decennio circa, i nomi più importanti del Bristol Sound si sono rifatti vivi. Così anche Leila Arab in arte Leila, astro minore e un po’ tardivo del Trip Hop, ha fatto ritorno con l’album Blood, looms and blooms e questo appare più grande dei suoi inizi. Il beat interrotto di quell’epoca si riconosce solo a tratti, più evidenti sono le bizzarrie elettroniche lanciate in più direzioni o forse prelevate da più situazioni. Non a caso l'etichetta è la mitica Warp. Ma si sa qui parliamo di canzoni, e allora dallo scrigno scegliamo Daisies, cats and spacemen cantata dalla sorella di Leila, Roya. Del Trip Hop riconosciamo l’andamento sinuoso ed elegante come l’incedere di una pantera in una giungla di notte. Non so perché gli eccessi d’eleganza a me appaiono ridicoli, non so se riesco a comunicare questa mia particolare opinione estetica. Forse per questo mi piace questo pezzo, questo incedere è quasi impercettibilmente incidentato, ha qualcosa di strano, di meccanico, di non completamente naturale, forse a causa della folla di alieni oggetti sonori che vagano nel brano. Voglio attribuire a questo la volontà di non prendere troppo sul serio tutta questa eleganza, di aggiungere un pizzico d’ironia se non altro per renderla più credibile, o meno ridicola.
La puoi ascoltare qui anche se il video non centra niente: http://video.google.it/videosearch?q=leila+daisies&hl=it&emb=0&aq=f#

venerdì 23 maggio 2008

Fantasmi


Archi e voce parlata, poi arriva una voce che colpisce fino in fondo. Talento.
Certe cose ascoltate una decina di inverni fa riparati dietro pinte di stout. Fantasmi di Radiohead e Portishead, frammenti (o sensazioni?) dei vecchi U2.
Ma il suono si sporca. C'è tensione. Difficile pensare ad un uso più efficace dell'elettronica. Percussioni sempre più opprimenti. Archi sempre più invadenti.
Un rapper entra furtivo dalla finestra, dice qualcosa, nessuno lo capisce e se ne va.
I don't understand this language. You fight fire with fire and we all get burned. Scherzano forse con il passato (o con il fuoco) gli Stateless e This Language (feat. Lateef the Truth Speaker) è il pezzo che ho faticosamente estratto dal loro notevole album di esordio (Stateless).
La puoi ascoltare qui:
http://www.myspace.com/statelessonline

sabato 12 aprile 2008

Viaggio nel tempo


Un tuffo relativistico all'indietro, viaggio nel tempo. La curva spazio-temporale si chiude a quarant'anni fa. La voce cupa di Rob Garza (Thievery Corporation) è accompagnata da sitar, vecchie chitarre, cori e bassi allucinati e ripetitivi in River Of Ever Changing Forms uno dei brani del suo progetto solista Dust Galaxy.
Non è musica vecchia, elettronica e psichedelia, musica indiana e rock si fondono in un fiume dalla forma sempre cangiante e inafferrabile.
Il viaggiatore del tempo rimarrà deluso: il passato non ha forma, uscito dalla macchina si troverà davanti qualcosa di non leggibile, non geometrico, non prevedibile.
La puoi ascoltare (insieme agli altri pezzi dell'album) su:
http://www.dustgalaxy.com/ (il player in fondo alla pagina ma prima dovete zittire il giochino che sta sopra...).

domenica 9 dicembre 2007

Il volto di un sintetizzatore


Quando ascolto un pezzo di elettronica mi chiedo sempre quali volti possano avere i computer e i sintetizzatori che hanno generato quella musica.
Quelli dell'album Afterglow di Vector Lovers (pseudonimo dell'inglese
Martin Wheeler) devono avere un volto malinconico e romantico. Ogni tanto provano a tirar fuori un po' di ritmo e ci riescono ma si vede che per motivi personali (anzi informatici) sono più inclini a melodie pensose e pensanti.
Tante ripetizioni e tante variazioni in Hush now dove ad un certo punto entra la voce di Wheeler e sorprende in un pezzo non umano. Una sintesi tra sonorità anni ottanta e musica di oggi, non banale e non comune.
Lo puoi ascoltare su:
http://www.myspace.com/vectorlovers
Altri link:
http://en.wikipedia.org/wiki/Vector_Lovers
http://www.vector-lovers.com/

mercoledì 21 novembre 2007

Antico e nuovo (Lato B)

Da questo numero cominciamo una rubrica che si chiama "Lato B". Segnaliamo sempre un solo brano ad album ma molte volte i brani che ci colpiscono sono più di uno. Pertanto, se non possiamo farne a meno, il mercoledì successivo all'articolo principale del fine settimana troverete queste segnalazioni. Cominciamo dunque col segnalarvi un altro bellissimo pezzo di Piana dall'album Eternal castle. Campanelli reverse aprono e chiudono Ancient note al centro una delicata melodia. Un'ultima cosa prima di abbandonare questa artista: non mancate di guardare il raffinatissimo video "Something lost".

sabato 17 novembre 2007

Bianchi, soffici, freddi

Qualche anno fa me ne tornavo a casa a notte fonda, attraversando una stretta strada provinciale nel freddo dell’inverno. Il cono di luce dei fari illuminava la striscia bianca della mezzeria e poi niente più, buio assoluto. “Battiti” su Radio3, trasmetteva una vocina dal lontano Giappone. Mi piacque moltissimo quel pezzo, annotai la cantante, ma lo cercai invano. C’ho rimesso pure qualche soldo d’anticipo, “Sì ce lo manderanno” ma poi dopo un po’ di settimane di tentativi ho lasciato perdere. Però quel nome l’ho conservato in qualche piega della corteccia celebrale. Naoko Sasaki in arte Piana recentemente ha pubblicato il suo terzo album Eternal Castle. Il mio pezzo preferito è Snowflakes. Si apre con una voce che introduce una pioggierellina di glitch stereofonici. Il ritmo è quello di un respiro. Sospensione e freddo, stanze vuote e bianche. La voce di Naoko sempre al limite, come si fa da quelle parti del mondo. Eleganza estrema. Il brano verso la metà sembra interrompersi e invece si apre compiendo un piccolo miracolo, batteria e archi per un suono circolare e avvolgente, una sorta di ritornello al centro della canzone. Brandelli di voci e sussurri che ci accompagnano dall’inizio girano sempre intorno e chiudono il pezzo che si affievolisce quasi come ad accompagnare un sogno § CodaDrone. Un pezzo, che come altri che ho segnalato è pieno, ricco, contiene un sacco di cose belle e preziose. Un piccolo scrigno.
Lo puoi ascoltare su:

domenica 4 novembre 2007

Epicentro

A chi ci dice che la maggior parte della musiche che proponiamo provengono dalla “periferia”, in senso più lato possibile, rispondo con questo mio “epicentro” che ci riporta nel fulcro di tanta musica di sempre. Finalmente parliamo di cose che nascono a Londra! Siamo in territorio Dubstep, il gruppo si chiama Vex’D (Jamie Teasdale, Roly Porter), l’album è Degenerate e il pezzo che mi piace di più è Angel . Il Dubstep è musica strumentale, che raccoglie i semini lanciati dalla scena Bristol Sound (vi ricordate Massive Attack & Co. ?) una decina di anni fa o ancora prima dai Pop-Group. Diciamo che la nettezza e la potenza delle deflagrazioni sono quelle, i ritmi interrotti derivano da quello, la fusione della cultura bianca e nera, del dancefloor e dell’elettronica, sono quelle. Ma i suoni hanno percorso tempi e spazi, e sono andati in una certa direzione, si sono incupiti ancor di più assumendo una connotazione decisamente dark. I Vex’D aggiungono una coloritura industrial rispetto a nomi più famosi della stessa scena che me li fa preferire.
Ci sarà occasione di riparlare di Londra e ancora di semini lanciati dal dub che sono andati in tutt’altra direzione. Stay connected!
P. S. Fiery the angels (down) fell. Deep thunder rolled around their shores... burning with the fires of Orc.
Sono le parole all'inizio di Angels e che ricorrono ogni tanto nel corso del brano. Sono un riferimento ( o un vero e proprio campionamento?) alle ultime parole di Roy in Blade Runner.






sabato 27 ottobre 2007

Paesaggi spaesati


Quale musica per un paesaggio che scorre al finestrino di un treno? Una musica distorta, artificiale, lancinante, splendida. Una tiepida malinconia prende il viaggiatore. Si rende conto che quei suoni sono più complessi di quel che sembra e cerca di ricordare se in passato ha già sentito altrove qualcosa del genere.
Elettronica ma con anima meccanica. Piano piano anche il paesaggio comincia a distorcersi, tutto diventa sospeso, leggero. Quel treno si sta muovendo o è il fuori che corre?
Il viaggiatore penserà che in fin dei conti si può anche ballare, e ci proverà. Ma solo per qualche istante, poi si fermerà e sarà assalito dal dubbio di aver dimenticato qualcosa a casa.
Si ricorderà di un viaggio in Scandinavia e di un altro, tanti anni prima, negli Stati Uniti. Ecco, ha dimenticato un paio di sogni, lasciati indietro. Ancora una volta vedrà scorrere davanti a lui un paesaggio spaesato. Finalmente arrivano note di pianoforte che placano e fanno chiudere ancora gli occhi.
Port Royal - 'Anya: Sehnsucht' (da Afraid to dance).
Collegamenti:
http://www.lastfm.it/music/Port-Royal/_/Anya%3A+Sehnsucht
http://www.myspace.com/uptheroyals


domenica 14 ottobre 2007

UpTempo


Anch'io faccio un passo indietro di un paio di anni quando mi colpì l'uscita di Reflections of the Dark Heat di Kate Wax, la giovane musicista e produttrice svizzera di origini tibetane dalla voce calda e seducente.
Beetles and spider, è una lenta miscela tremendamente creativa di elettronica, pop e techno con numerosi cambi di tempo e varianti in corsa. Si può ascoltare su myspace.
Sembra che dal vivo sia fenomenale. L'ultimo live album ("The Dark Heat Collection III") è senza Beetles and spider ma con la notevole Defroster e si può scaricare gratuitamente su lastfm.
Collegamenti:
http://www.myspace.com/katewax
http://www.kate-wax.com/
http://www.lastfm.fr/music/Kate+Wax/The+Dark+Heat+Collection+III

sabato 22 settembre 2007

Prendo tempo

Invece di soffermarmi sulle numerose uscite di questi giorni, lascio che le cose maturino un po’ in modo da non dare dei giudizi affrettati, recupero una canzone di un paio di anni fa e che non posso fare a meno di consigliarvi. What else is there? dei norvegesi Röyksopp. Il brano è uscito prima come singolo poi nel non eccezionale The understanding. La canzone inizia immediatamente con un suo ritmo incalzante accerchiato da cascate di chitarre arpeggiate. La bellissima voce di Karin Dreijer, cantante degli svedesi The knife, si staglia per tutto il brano restituendo a pieno quell’atmosfera gelida e surreale che viene esplicitata nel video (la cantante del video è una modella che canta in playback). La melodia è bellissima, l’ho ascoltata mille volte senza mai stancarmi. Il finale è un dono ulteriore, un brano nel brano, la musica rallenta, resta solo ritmo circolare che si estingue.

“sono la tempesta, sono il miracolo
e gli incubi luminosi
e le esplosioni improvvise
non so cosa chiedere di più
mi è stato dato un solo desiderio

riguarda te e il sole
una corsa mattutina
la storia del mio creatore
quel che ho e per il quale soffro”