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mercoledì 11 giugno 2008

Asprezza urgente

Sebbene molti dicano che siano il fenomeno in ambito pop-rock più pompato dai media inglesi del momento, questo non toglie niente alla bellezza delle canzoni dei Foals del loro album di debutto Antidotes. Olympic Airways è tra le altre una perfetta canzone pop, che ti fa muovere la testolina a ritmo. Molti dicono che I Foals cavalcano furbescamente una scia fortunata solcata prima di loro da Battles, !!!, Block party, Tv on the radio (uno di loro li ha prodotti) ma a me Foals piacciono di più dei Battles dei Block party etc etc o anche dei novelli These new puritans. Secondo me le ascendenze sono anche più ... più lontane. Anzitutto l’attitudine è punk, ma le nostre orecchie abituate a quelle sonorità non percepiscono più la trasgressività del genere, punk è soprattutto il modo di cantare, “a slogan” urlati, declamati, in alcuni episodi del disco rotti da quella specie di iodel disperato alla Lydon. La musica è ricca e composta da strati soprattutto fatti di chitarre sovrapposte eppure precisamente incastrate tra loro in una poliritmia che ricorda molto funk e r n’b e pertanto i Talking heads dei dischi africani. Ed infine spesso le chitarre s’incantano ripetendo in loop lo stesso riff, e questo crea una sospensione in contrasto con la frenesia dei ritmi e degli arpeggi come succede nella musica minimalista.
Ma è l’immediatezza delle canzoni,
le giovani asprezze della linfa che stillano, la necessità di un'urgenza espressiva, la potenza compatta delle loro perfomances dal vivo a rendere questo esordio davvero imperdibile.





domenica 11 maggio 2008

Inno

Documentarmi su questo brano è stato lungo e complicato. Sospettavo ci fosse dell’altro ma mi sono perso in rimandi infiniti, per questo forse è diventato ormai un inno, un po’ come quei film che diventano cult, che ti colpiscono perché sono belli poi rivedendoli più volte scopri moltissime altre cose. Così è stato anche per Charlie fa surf dei Baustelle, dal loro ultimo bellissimo album Amen. Charlie é uscito prima di Amen al fine di lanciare l’album, dunque è un vero singolo.

Charlie ha una bellisssima melodia, stranamente introdotta da un arpa che fa il verso alle chitarre in sospensione di pixiana memoria. Il ritornello è così accattivante che si fa cantare a squarciagola durante i loro concerti o nei momenti più impensati della giornata.

Il titolo di questa canzone è ispirato, a detta dello stesso Bianconi, cantante del gruppo, da una scultura di Maurizio Cattelan, lo stesso artista che ha esposto a Milano i bambini impiccati, che si chiama "Charlie don't surf": un bambino con una felpa e cappuccio, davanti ad un muro, o ad una finestra chiusa da una tenda, a seconda di dove viene esposto, seduto in un tipico banchetto di scuola. Già così sembra che sia in castigo: la sua testa isolata dal resto del mondo, al di là un mondo e i suoi surf di cui viene privato, Charlie ha le mani sul banco di scuola inchiodate con delle matite, e qui l’opera denuncia esplicitamente un’istituzione. L’immagine è violenta e sprazzi di violenza ci sono anche nel testo dei Baustelle. E' un riferimento al mondo dell’adolescenza, cosparso di violenza, oggi come in passato (cfr. I giovani della Santanchè”). Tuttavia il pezzo Charlie dei Baustelle, come tutto il loro album, è intriso di ironia, a Charlie non gli è impedito di fare surf, ma Charlie fa surf, e nel loro video Charlie ha una faccettina proprio antipatica e supponente, si muove come si muovono le centinaia di gruppi che vede su YouTube o MySpace e si pettina come loro. Per scappare dalla monotonia della scuola o dalla chiesa, prende la paroxetina, la compra da una multinazionale farmaceutica, e forse è un riferimento ai comportamenti violenti, in questo caso, indotti. Insomma Charlie fa il surf ma lui rimane inchiodato perché il suo comportamento è comunque “omologato”. Nel fuggire, nel fare surf, viene irretito da qualcun altro che incentiva la sua trasgressione perché dal suo ribellarsi alle istituzioni ci guadagna.

Ma non disperate, lo stesso Amen è un buon antidoto a tutto ciò, da ascoltare ed esplorare con attenzione, come suggeriscono anche gli autori, con le cuffie e testi alla mano.

Sfiguratelo in volto con la mazza da golf. Alleluja, alleluja.”


per un approfondimento ulteriore sulle citazioni di "Charlie"

http://kromeblog.kromeboy.net/index.php/2008/02/19/charlie-il-surf-e-le-citazioni-artistiche/



domenica 21 ottobre 2007

Suoni del nostro tempo

Avete visto nella foto qui accanto chi spunta dietro il chitarrista dalla chitarra rovesciata? Il nostro Pertini che dice “Italiani brava gente”. Vi ricordate? Ve ne ho parlato qualche tempo fa recensendo la cover di Cristicchi de “L’Italiano”.
In una canzone mi piacciono immediatezza e genuinità, cioè collegamento diretto con le cose che SENTI. Provate a SENTIRE, dunque, We were young dei riminesi Late guest (At the party) nel loro mySpace. Ci sono tutti e due i preziosi elementi in più il sound è veramente quello del nostro tempo con un tessuto elettronico che fa da base ad una canzone funk-punk, non manca una strana chitarra non protagonista e una gran voce che ricorda quella dei Pixies o addirittura i PIL. Siamo dalle parti di una struggente nostalgia di quando eravamo giovani (ma i nostri sono giovani) e visto che abbiamo toccato questi temi e che sono in vena di esperimenti vi propongo , dopo avere ascoltato We were young, di ascoltare l’ultimo recente album di Black Francis: non c’è né genuinità, né immediatezza tanto meno il sound del nostro tempo. Il cantante dei mitici Pixies, a differenza di altri, ha avuto almeno il buon gusto di rifiutare budget milionari per la ricostituzione dei Pixies.
Copritevi gli occhi e ascoltate la musica, fidatevi delle vostre orecchie che non vi tradiscono mai e diffidate dei titoloni o delle copertine dei giornali specializzati.
Fasti passati, il più delle volte, non bastano, il tempo non si può riavvolgere, se eri giovane non lo sei più e devi provare a fare qualcosa di diverso.