Ultimi giorni sempre di corsa. I vestiti inzuppati di sudore giorno e notte. Asfalto rovente. Basalto sconnesso. Polvere e umido. Gli ascensori, i corrimano surriscaldati come i seggiolini degli autobus e dei metrò. Arie condizionate scassate, rotte o al minimo, spente, comunque sempre gocciolanti, come i frigoriferi. Liquidi, liquidi che entrano e che escono. L'odore di ferro, ferrovia piscio e sudore. Questa città mi ricorda Manaus ma è meno confine e soprattutto ha tonnellate e tonnellate di carne umana in più, di tutte le dimensioni, le risme, le fattezze, i colori e gli umori. Umori come i miei alti e alti. Liquidi che mi salgono dal cuore e dallo stomaco appena percettibili negli occhi. Passato e trapassato tutto si stratifica quando sono qui. Tutto è gioia forte fino a sentire un po' di dolore. Ritmo, ritmo sempre serrato incessante come quello di un treno, come quello di questi giorni, come quello di dieci anni che si condensano in un attimo. Ritmo serrato e chitarre appuntite come in Beat Pyramid dei These new puritans, colonna sonora assoluta di questi giorni. Quanto è bello arrivare alla breve tregua della track 11: MKK3. Non so cosa voglia dire ma è lo sfondo giusto e intenso di tutto questo.martedì 1 luglio 2008
Un minuto e quarantanove secondi
Ultimi giorni sempre di corsa. I vestiti inzuppati di sudore giorno e notte. Asfalto rovente. Basalto sconnesso. Polvere e umido. Gli ascensori, i corrimano surriscaldati come i seggiolini degli autobus e dei metrò. Arie condizionate scassate, rotte o al minimo, spente, comunque sempre gocciolanti, come i frigoriferi. Liquidi, liquidi che entrano e che escono. L'odore di ferro, ferrovia piscio e sudore. Questa città mi ricorda Manaus ma è meno confine e soprattutto ha tonnellate e tonnellate di carne umana in più, di tutte le dimensioni, le risme, le fattezze, i colori e gli umori. Umori come i miei alti e alti. Liquidi che mi salgono dal cuore e dallo stomaco appena percettibili negli occhi. Passato e trapassato tutto si stratifica quando sono qui. Tutto è gioia forte fino a sentire un po' di dolore. Ritmo, ritmo sempre serrato incessante come quello di un treno, come quello di questi giorni, come quello di dieci anni che si condensano in un attimo. Ritmo serrato e chitarre appuntite come in Beat Pyramid dei These new puritans, colonna sonora assoluta di questi giorni. Quanto è bello arrivare alla breve tregua della track 11: MKK3. Non so cosa voglia dire ma è lo sfondo giusto e intenso di tutto questo.mercoledì 11 giugno 2008
Asprezza urgente
Sebbene molti dicano che siano il fenomeno in ambito pop-rock più pompato dai media inglesi del momento, questo non toglie niente alla bellezza delle canzoni dei Foals del loro album di debutto Antidotes. Olympic Airways è tra le altre una perfetta canzone pop, che ti fa muovere la testolina a ritmo. Molti dicono che I Foals cavalcano furbescamente una scia fortunata solcata prima di loro da Battles, !!!, Block party, Tv on the radio (uno di loro li ha prodotti) ma a me Foals piacciono di più dei Battles dei Block party etc etc o anche dei novelli These new puritans. Secondo me le ascendenze sono anche più ... più lontane. Anzitutto l’attitudine è punk, ma le nostre orecchie abituate a quelle sonorità non percepiscono più la trasgressività del genere, punk è soprattutto il modo di cantare, “a slogan” urlati, declamati, in alcuni episodi del disco rotti da quella specie di iodel disperato alla Lydon. La musica è ricca e composta da strati soprattutto fatti di chitarre sovrapposte eppure precisamente incastrate tra loro in una poliritmia che ricorda molto funk e r n’b e pertanto i Talking heads dei dischi africani. Ed infine spesso le chitarre s’incantano ripetendo in loop lo stesso riff, e questo crea una sospensione in contrasto con la frenesia dei ritmi e degli arpeggi come succede nella musica minimalista.Ma è l’immediatezza delle canzoni, le giovani asprezze della linfa che stillano, la necessità di un'urgenza espressiva, la potenza compatta delle loro perfomances dal vivo a rendere questo esordio davvero imperdibile.
domenica 30 marzo 2008
Di notte
Ti prego combattimi e se non riuscirai a farlo allora avrei dovuto lasciarti sognare ancora.
Non finire. Basta un violino per allungare il sogno. Intorno solo un colore, o qualcosa che somiglia a un colore. Che ci faccio io qui? ho già visto questi posti, ho già sentito questi odori, ho già sentito queste voci. La notte è notte per qualche motivo, un giorno quel sogno riuscirà a farti sorridere, un giorno una forte luce ti farà sapere che la notte ha molti colori.
Chiama per nome i sogni e non farti ingannare. Tutto ciò che vedi di notte è solo realtà. Il risveglio è un sorriso, non combattere mai di notte.
Laura Marling, Night Terror (da Alas, I Cannot Swim)
Testo di Night Terror
domenica 9 marzo 2008
S. O. S.
Durante la sosta in pub di provincia aperto fino a tardi mi scopro ad incantarmi del kitch, e ad osservare avidamente le vite degli altri. Questa volta invece di sentimi ostile a tutto questo voglio entrarci dentro e mangiare i loro cuori e i loro cervelli per capire, per non sentirmi all’improvviso incredulo e tramortito quando arriverà la batosta finale. Ho lanciato i miei SOS, prima di tutto questo, perduti perduti. Sento una valanga di becerume approssimarsi, come farò ad affascinarmi anche a questo? Possono bastare questi miei semini adagiati con cura nelle vostre fertili menti? Possono bastare questi pollini musicali soffiati sui vostri fiori? Temo di no! Per resistere comunque ci possono tornare utili questi suoni ampi e tutto quello che si portano dentro, ed è molto, la fulminante bellezza di un gospel, quello della semplicissima Revival con tutta la carica di sofferenza del testo e la gioia dei suoni. Ancora cori, miei cari. Cosa rimane del trip hop su soundscapes elettronici dei Soulsavers del primo album, in questo It's Not How Far You Fall, It's The Way You Land, pochino, qualche pezzo, ma c’è molto soul, blues, la voce profonda di Mark Lanegan e addirittura una cover del Neil Young da ZUMA, che si poteva evitare: ci ho messo un po’, lo sapete a riconoscerla, nonostante quella canzone sia impressa profondamente nella mia anima, ovviamente la versione originale è insuperabile.
A proposito di comprensione vs odio, di cui parlavo prima. Il titolo dell’album è una citazione dal film “L’odio” di Kassowitz ............... “fin qui tutto bene”
Versione dal vivo con bellissime chitarre: http://www.youtube.com/watch?v=iUuiIZ8RF7g
Il video: http://it.qoob.tv/video/clip_view.asp?id=5473
Il testo di Revival: http://www.lyricsmania.com/lyrics/soulsavers_lyrics_14921/its_not_how_far_you_fall_its_the_way_you_land_lyrics_44123/revival_lyrics_477816.html
giovedì 21 febbraio 2008
Lato B (Tunng)
Da ascoltare in piedi....
"We're catching bullets in our teeth. It's hard to do, but they're so sweet"
La puoi ascoltare qui:
http://www.youtube.com/watch?v=PHZvRCufwWI
domenica 17 febbraio 2008
Tra malinconia e gioia

Elettronica al servizio del folk, a complemento. Take forse non è il miglior pezzo dell'album (Good Arrows) ma è il più rappresentativo di questa strana e fantasiosa band inglese (Tunng) al loro terzo e ottimo album.
Suono raffinato e curato, utilizzo di strumenti non musicali, crescendo ritmico, voci sovrapposte. Si rispetta la forma canzone classica ma qualcosa stona, è più sperimentale di quel che sembra e dopo alcuni ascolti si ha quasi l'impressione di trovarsi in terra sconosciuta, tra malinconia e gioia, acustica ed elettronica, sixties e oggi.
Lo puoi ascoltare qui (dopo un lungo prologo parlato...):
http://www.lastfm.it/music/Tunng/_/Take
oppure qui:
http://www.youtube.com/watch?v=jPKts5cWSiQ
domenica 4 novembre 2007
Epicentro
A chi ci dice che la maggior parte della musiche che proponiamo provengono dalla “periferia”, in senso più lato possibile, rispondo con questo mio “epicentro” che ci riporta nel fulcro di tanta musica di sempre. Finalmente parliamo di cose che nascono a Londra! Siamo in territorio Dubstep, il gruppo si chiama Vex’D (Jamie Teasdale, Roly Porter), l’album è Degenerate e il pezzo che mi piace di più è Angel . Il Dubstep è musica strumentale, che raccoglie i semini lanciati dalla scena Bristol Sound (vi ricordate Massive Attack & Co. ?) una decina di anni fa o ancora prima dai Pop-Group. Diciamo che la nettezza e la potenza delle deflagrazioni sono quelle, i ritmi interrotti derivano da quello, la fusione della cultura bianca e nera, del dancefloor e dell’elettronica, sono quelle. Ma i suoni hanno percorso tempi e spazi, e sono andati in una certa direzione, si sono incupiti ancor di più assumendo una connotazione decisamente dark. I Vex’D aggiungono una coloritura industrial rispetto a nomi più famosi della stessa scena che me li fa preferire.