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mercoledì 11 giugno 2008

Asprezza urgente

Sebbene molti dicano che siano il fenomeno in ambito pop-rock più pompato dai media inglesi del momento, questo non toglie niente alla bellezza delle canzoni dei Foals del loro album di debutto Antidotes. Olympic Airways è tra le altre una perfetta canzone pop, che ti fa muovere la testolina a ritmo. Molti dicono che I Foals cavalcano furbescamente una scia fortunata solcata prima di loro da Battles, !!!, Block party, Tv on the radio (uno di loro li ha prodotti) ma a me Foals piacciono di più dei Battles dei Block party etc etc o anche dei novelli These new puritans. Secondo me le ascendenze sono anche più ... più lontane. Anzitutto l’attitudine è punk, ma le nostre orecchie abituate a quelle sonorità non percepiscono più la trasgressività del genere, punk è soprattutto il modo di cantare, “a slogan” urlati, declamati, in alcuni episodi del disco rotti da quella specie di iodel disperato alla Lydon. La musica è ricca e composta da strati soprattutto fatti di chitarre sovrapposte eppure precisamente incastrate tra loro in una poliritmia che ricorda molto funk e r n’b e pertanto i Talking heads dei dischi africani. Ed infine spesso le chitarre s’incantano ripetendo in loop lo stesso riff, e questo crea una sospensione in contrasto con la frenesia dei ritmi e degli arpeggi come succede nella musica minimalista.
Ma è l’immediatezza delle canzoni,
le giovani asprezze della linfa che stillano, la necessità di un'urgenza espressiva, la potenza compatta delle loro perfomances dal vivo a rendere questo esordio davvero imperdibile.





domenica 21 ottobre 2007

Suoni del nostro tempo

Avete visto nella foto qui accanto chi spunta dietro il chitarrista dalla chitarra rovesciata? Il nostro Pertini che dice “Italiani brava gente”. Vi ricordate? Ve ne ho parlato qualche tempo fa recensendo la cover di Cristicchi de “L’Italiano”.
In una canzone mi piacciono immediatezza e genuinità, cioè collegamento diretto con le cose che SENTI. Provate a SENTIRE, dunque, We were young dei riminesi Late guest (At the party) nel loro mySpace. Ci sono tutti e due i preziosi elementi in più il sound è veramente quello del nostro tempo con un tessuto elettronico che fa da base ad una canzone funk-punk, non manca una strana chitarra non protagonista e una gran voce che ricorda quella dei Pixies o addirittura i PIL. Siamo dalle parti di una struggente nostalgia di quando eravamo giovani (ma i nostri sono giovani) e visto che abbiamo toccato questi temi e che sono in vena di esperimenti vi propongo , dopo avere ascoltato We were young, di ascoltare l’ultimo recente album di Black Francis: non c’è né genuinità, né immediatezza tanto meno il sound del nostro tempo. Il cantante dei mitici Pixies, a differenza di altri, ha avuto almeno il buon gusto di rifiutare budget milionari per la ricostituzione dei Pixies.
Copritevi gli occhi e ascoltate la musica, fidatevi delle vostre orecchie che non vi tradiscono mai e diffidate dei titoloni o delle copertine dei giornali specializzati.
Fasti passati, il più delle volte, non bastano, il tempo non si può riavvolgere, se eri giovane non lo sei più e devi provare a fare qualcosa di diverso.