domenica 18 maggio 2008

I left things so terribly...Undone


Difficile credere che siano di Denver. Non me ne vogliano quelli di Denver ma nel mezzo del deserto non ce li fai a suonare roba così romantica e melanconica. Su mezzo milione di abitanti ci sono tre uomini e una donna che si fanno chiamare DeVotchKa e suonano musica balcanica, quella fanfare e nostalgia ma con taglio folk americano. Il cambio continuo di ritmo e di registro di Undone (da A Mad & Faithful Telling) passa da una disperazione waitsiana alla speranza americana alla malinconia slava. Chitarra, fisarmonica, violino.
E da quei violini non vorreste mai allontanarti. Sei lucido. Sai cosa aspettarti. Ti aspetti un vetro della finestra bagnato dalla pioggia. Ti aspetti un qualcosa o qualcuno che se ne è andato, hai lasciato cose così terribilmente non fatte, incompiute.
Si parte piano, si aumenta il ritmo, il pezzo non prende il volo. Meglio così, rimane attaccato alla terra e ai nostri pensieri. Meglio così.
Collegamenti:
http://www.devotchka.net/cms/
http://www.myspace.com/devotchkamusic
http://www.justsomelyrics.com/2365277/Devotchka-Undone-Lyrics

mercoledì 14 maggio 2008

Sguardo (Lato B)

E' stato molto difficile scegliere un altro brano da Amen dei Baustelle perché ce ne sono molti che mi piacciono e che meriterebbero una segnalazione. Ma ho un piccolo debole per L'areoplano che è uno dei tanti sguardi sulla vita e sul mondo contenuti nel CD.

"La verità se ne sta sulle stelle più lontane"

Puoi ascoltare il brano qui: http://www.youtube.com/watch?v=d5m9Is5y8K0&feature=related

Versione dal vivo: http://www.youtube.com/watch?v=QSKyHpTNglU&feature=related

domenica 11 maggio 2008

Inno

Documentarmi su questo brano è stato lungo e complicato. Sospettavo ci fosse dell’altro ma mi sono perso in rimandi infiniti, per questo forse è diventato ormai un inno, un po’ come quei film che diventano cult, che ti colpiscono perché sono belli poi rivedendoli più volte scopri moltissime altre cose. Così è stato anche per Charlie fa surf dei Baustelle, dal loro ultimo bellissimo album Amen. Charlie é uscito prima di Amen al fine di lanciare l’album, dunque è un vero singolo.

Charlie ha una bellisssima melodia, stranamente introdotta da un arpa che fa il verso alle chitarre in sospensione di pixiana memoria. Il ritornello è così accattivante che si fa cantare a squarciagola durante i loro concerti o nei momenti più impensati della giornata.

Il titolo di questa canzone è ispirato, a detta dello stesso Bianconi, cantante del gruppo, da una scultura di Maurizio Cattelan, lo stesso artista che ha esposto a Milano i bambini impiccati, che si chiama "Charlie don't surf": un bambino con una felpa e cappuccio, davanti ad un muro, o ad una finestra chiusa da una tenda, a seconda di dove viene esposto, seduto in un tipico banchetto di scuola. Già così sembra che sia in castigo: la sua testa isolata dal resto del mondo, al di là un mondo e i suoi surf di cui viene privato, Charlie ha le mani sul banco di scuola inchiodate con delle matite, e qui l’opera denuncia esplicitamente un’istituzione. L’immagine è violenta e sprazzi di violenza ci sono anche nel testo dei Baustelle. E' un riferimento al mondo dell’adolescenza, cosparso di violenza, oggi come in passato (cfr. I giovani della Santanchè”). Tuttavia il pezzo Charlie dei Baustelle, come tutto il loro album, è intriso di ironia, a Charlie non gli è impedito di fare surf, ma Charlie fa surf, e nel loro video Charlie ha una faccettina proprio antipatica e supponente, si muove come si muovono le centinaia di gruppi che vede su YouTube o MySpace e si pettina come loro. Per scappare dalla monotonia della scuola o dalla chiesa, prende la paroxetina, la compra da una multinazionale farmaceutica, e forse è un riferimento ai comportamenti violenti, in questo caso, indotti. Insomma Charlie fa il surf ma lui rimane inchiodato perché il suo comportamento è comunque “omologato”. Nel fuggire, nel fare surf, viene irretito da qualcun altro che incentiva la sua trasgressione perché dal suo ribellarsi alle istituzioni ci guadagna.

Ma non disperate, lo stesso Amen è un buon antidoto a tutto ciò, da ascoltare ed esplorare con attenzione, come suggeriscono anche gli autori, con le cuffie e testi alla mano.

Sfiguratelo in volto con la mazza da golf. Alleluja, alleluja.”


per un approfondimento ulteriore sulle citazioni di "Charlie"

http://kromeblog.kromeboy.net/index.php/2008/02/19/charlie-il-surf-e-le-citazioni-artistiche/



domenica 4 maggio 2008

Torna alla casella numero uno

So di non essere originale segnalandovi una cosa che le radio stanno già trasmettendo ripetutamente. Ma il pezzo è un vero singolo, mi piace molto e non può mancare ad una festa in cui si ha voglia di ballare. Lo sapete che ho un debole per Antony Hegarty con il quale ho iniziato QCS, sono in trepida attesa di un album completamente suo che non accenna a venire, nel frattempo i lavori ai quali presta la voce sono moltissimi. Tra questi Blind degli Hercules and Love Affair dall’omonimo album. Siamo in territori molto diversi da “I am a bird now”, perciò l’esperimento mi piace. Siamo in piena dance anni settanta, sembra quasi di sentire la voce in sottofondo di Donna Summer che dice “I feel love, i feel love ......”.. Sebbene Blind ci presenti un Antony assolutamente inedito sempre di queer culture si tratta, con tanto di bassi funk che sembrano dei bambini viziati, motivetti provenienti da trombe quasi posticce, come l’orchestra. Forse prima mi sbagliavo non era Donna Summer a cantare I feel love, ma Sommerville & Almond nella gayssima cover dei Bronski Beat.

Be-cause I feel blind
Because I feel blind

La puoi ascoltare qui: http://www.youtube.com/watch?v=Fb8S51M2GAc

Quando ti sei stancato della versione originale puoi ascoltare i remix, montarli tutti in continuo per una mezz'oretta di danza:

http://www.youtube.com/watch?v=lOP3q3--BTA

http://www.youtube.com/watch?v=NZ6sLFDUPWg&feature=related

http://www.youtube.com/watch?v=09sbBTYGpOU&feature=related

domenica 27 aprile 2008

Febbre


Due fratelli di Los Angeles vogliono mettere insieme musica pop occidentale e tradizionale cambogiana. Una sera in un night club di Long Beach sentono cantare Chhom Nimol e danno vita ad un gruppo che chiamano Dengue Fever. La Dengue è una malattia virale diffusa nel Sud-est asiatico e trasmessa agli uomini dalle punture di zanzara. Se non curata può avere effetti molto gravi sul corpo umano.
Decidono di cantare molto in lingua khmer, dalla bellissima voce della cantante. Decidono anche che la musica dovrà essere pop e poco rock, qualche spruzzata di blues, di psichedelia, moderna ma pescando dalle sonorità anni Sessanta. Tra le altre cose, accortisi che la dengue è una malattia violenta, decidono di fare musica non violenta ma raffinata e sensuale. Capito qualcosa? io niente, ma l'album Venus on Earth mi piace terribilmente e non riesco proprio a decidere il pezzo del post. Devo dare almeno due brani molto diversi tra di loro: Il blues ondeggiante e classicheggiante di Sober Driver e la strepitosa, sussurrata, affascinante Monsoon Of Perfume.
Sober Driver la potete ascoltare qui:
http://www.myspace.com/denguefevermusic
Monsoon Of Perfume non l'ho trovata ascoltabile in rete.Solo 30 secondi su LastFm:

domenica 20 aprile 2008

Da un bambino biondo ad un altro

Il primo è quello di cui vi ho parlato e che vi ho fatto vedere nel mio precedente post, cioè Giusva della Famiglia Benvenuti, protagonista dello sceneggiato televisivo che ha commosso e intenerito frotte di famiglie negli anni 60, e poi diventato assassino e terrorista fascista che ha “ispirato” la partner Francesca Mambro, gli Offlaga Disco Pax e che, incredibile, continua ad intenerire ancora oggi la Santanchè.
L’altro bambino biondo è quello rappresentato qui in questo post. Owen Pallet, famoso per avere scritto la parte degli archi negli ultimi due album degli Arcade Fire, e per aver fatto un primo curioso disco solista con solo violino e pedale a nome Final Fantasy. Il secondo album solista di Final Fantasy, He poos clouds, è un concept album, ispirato interamente al videogioco Final Fantasy e ai giochi di ruolo. L’album é composto da una serie di canzoni che sembrano più i quadri o i tempi di un’opera sinfonica con tanto di quartetti d’archi e clavicembalo. Qualcosa che ricorda altre opere in voga negli anni settanta, come del resto i concept. Niente di più lontano di quanto andiamo dicendo e affermando in QCS che si occupa in primo luogo della forma canzone e considera i CD o gli album come un residuo di coda negli uomini, o file di capezzoli multipli nelle donne: una cosa d’altri tempi. Eppure questo bizzarro cd contiene un brano che con il suo motivetto al pianoforte ci delizia da qualche tempo. Parliamo di This lamb sells condos. Col riascolto si apprezzano altre complessità del brano come alcune vorticose scale musicali a chiocciola che chiudono il brano o i cori femminili che contrappuntano altre voci maschili.
Puoi ascoltare qui
la versione in studio, ma non so le immagini cosa c'entrino http://www.youtube.com/watch?v=U1kL568eg1w
oppure dal vivo (sfoggia un bel po' di virtuosismo, facendo da solo parti diverse): http://www.youtube.com/watch?v=D7p-hInVZRc&NR=1

sabato 12 aprile 2008

Viaggio nel tempo


Un tuffo relativistico all'indietro, viaggio nel tempo. La curva spazio-temporale si chiude a quarant'anni fa. La voce cupa di Rob Garza (Thievery Corporation) è accompagnata da sitar, vecchie chitarre, cori e bassi allucinati e ripetitivi in River Of Ever Changing Forms uno dei brani del suo progetto solista Dust Galaxy.
Non è musica vecchia, elettronica e psichedelia, musica indiana e rock si fondono in un fiume dalla forma sempre cangiante e inafferrabile.
Il viaggiatore del tempo rimarrà deluso: il passato non ha forma, uscito dalla macchina si troverà davanti qualcosa di non leggibile, non geometrico, non prevedibile.
La puoi ascoltare (insieme agli altri pezzi dell'album) su:
http://www.dustgalaxy.com/ (il player in fondo alla pagina ma prima dovete zittire il giochino che sta sopra...).

martedì 8 aprile 2008

I giovani della Santanchè (Lato B)

Questo post lato b è dedicato all'Onorevole Santanchè, o meglio alle sue 50 frasi che continua a ripetere in loop ad ogni trasmissione televisiva, e più precisamente ad alcune di queste nelle quali inneggia al "carattere" dei giovani di destra e alle loro doti. Un piccolo antitodo alle riabilitazioni e agli sdoganamenti che ci sono già state e che verranno è Sensibile dell'ultimo disco degli Offlaga Disco Pax che si chiama Bachelite. Questa, a differenza di altre track degli Offlaga, è una vera e propria canzone ed è bellissima.

Non ho trovato in rete un posto dove è possibile ascoltare Sensibile se non dal vivo ma non ve lo consiglio, procuratevi in qualche maniera la versione in studio per apprezzre questa meraviglia.

venerdì 4 aprile 2008

Un'opera d'arte

Mi piacciono le canzoni che raccontano una storia. Ma in Cioccolato I. A. C. P. degli Offlaga Disco Pax nel loro recente album Bachelite non c’è una storia, ce ne sono mille, con mille atmosfere. C’è La Storia, “la storia” nel senso Morantiano, nel senso “la storia siamo noi”, + episodi vari che corrono in cento direzioni. Ironia, rabbia controllata, nostalgia. Ingredienti tipici degli Offlaga. La cosa che colpisce di più di questo brano sono i vari livelli, quello narrativo, quello teatrale, tutto è accuratissimo, controllato e perfetto. Tonfo in pancia, sessualità e autosessualità, pietas, imbarazzi adolescenziali, i molteplici significati. Piccolo saggio di sociologia, piccolo saggio di economia. Piccolo saggio di estetica o di dis-estetica. Il livello musicale è altissimo, la canzone sembra un semplice cadenzare ma ascoltando bene scopriamo squittii e ronzii, sottolineature, piccole accelerazioni, rallentamenti sperimentali, tutto è assolutamente funzionale, la cadenza si arricchisce e cresce sfocia poi in un quasi ritornello, con tanto di archi che punteggiano qui e lì e che si slabbrano verso la fine come un fiume che arriva al mare. Il testo, le parole, il modo teatrale di cantare si fondono benissimo e fanno un tutt’uno. Quando sento qualcosa di spessore così alto capisco di essere al cospetto di una vera e propria opera d’arte.

La puoi ascoltare qui (le cuffie sono caldamente consigliate): http://www.rockit.it/catalogo/album.php?x=00008060

domenica 30 marzo 2008

Di notte


Di notte si sogna. Non si lotta. La notte è fatta per svegliarsi mentre è ancora notte. La notte è anche ritrovarsi una candela sul petto.
Ti prego combattimi e se non riuscirai a farlo allora avrei dovuto lasciarti sognare ancora.
Non finire. Basta un violino per allungare il sogno. Intorno solo un colore, o qualcosa che somiglia a un colore. Che ci faccio io qui? ho già visto questi posti, ho già sentito questi odori, ho già sentito queste voci. La notte è notte per qualche motivo, un giorno quel sogno riuscirà a farti sorridere, un giorno una forte luce ti farà sapere che la notte ha molti colori.
Chiama per nome i sogni e non farti ingannare. Tutto ciò che vedi di notte è solo realtà. Il risveglio è un sorriso, non combattere mai di notte.


Laura Marling, Night Terror (da Alas, I Cannot Swim)

Testo di
Night Terror

sabato 22 marzo 2008

Scusatemi se insisto

Già, sono qui a parlarvi ancora una volta, di Beirut, perché lo merita. Così sarà il primo singolo della storia ad avere due lati A e magari, non lo so, forse anche un lato B, pertanto destinato a sconvolgere non solo la storia della musica ma anche quella della geometria dei piani, Euclidea e non. Naturalmente scherzo! il disco, The Flying Club Cup, mi piace molto e vi propongo ancora un brano: Cliquot. Un'altra ballata, inizia con una fisarmonica, ma mi piace moltissimo quando entrano i fiati che se ne vanno da un altra parte rispetto alla melodia principale. Mi piace moltissimo quando nell'ultima strofa cantata c'è un abbassamento di tonalità, quasi come se iniziasse un altro brano, la canzone si arricchisce e si impreziosisce accennando solamente un'altra melodia. Nelle versioni video offerte da YouTube, anche se sono apprezzabili per l'atmosfera, questi due piccoli fiori perdono qualche petalo, sono un po' appassiti, finiscono per non esserci. Consiglio pertanto di ascoltare la versione in studio. Tarabucche maracas tamburelli e archi fanno il resto e non è poco.

domenica 16 marzo 2008

La Cura


Musica come pasticca, medicina per acciacchi di ogni genere.
Wonderlust King dei Gogol Bordello è un ballata che pesca, insieme agli altri pezzi di Super Taranta!, nel pentolone balcanico-gitano post-Bregovic a base di alcolici, fisarmoniche e ritmi punk, energia.
E' una medicina furba, forse troppo. La butti giù così com'è con o senza acqua e funziona di solito per placebo. Il sound è duro e romantico, cosparso di spruzzate di metal e punk, nel modo di cantare si riconosce Shane McGowan dei grandissimi Pogues.
Si leggano attentamente le istruzioni, rispettare la posologia. La miscela dei generi è riuscita, suonano bene, ma manca innovazione, è tutto tremendamente già sentito ed è questo il motivo per cui funziona così bene.
Dobbiamo solo goderci quel momento, mandar giù la medicina e staremo meglio. In fondo la musica è questa, o no?
La puoi ascoltare qui:
http://www.youtube.com/watch?v=3Jv3b0VKec8
http://it.wikipedia.org/wiki/Gogol_Bordello
http://www.youtube.com/watch?v=_IldsVLoXLk (la cura di Battiato)
http://it.wikipedia.org/wiki/The_Pogues


domenica 9 marzo 2008

S. O. S.

Durante la sosta in pub di provincia aperto fino a tardi mi scopro ad incantarmi del kitch, e ad osservare avidamente le vite degli altri. Questa volta invece di sentimi ostile a tutto questo voglio entrarci dentro e mangiare i loro cuori e i loro cervelli per capire, per non sentirmi all’improvviso incredulo e tramortito quando arriverà la batosta finale. Ho lanciato i miei SOS, prima di tutto questo, perduti perduti. Sento una valanga di becerume approssimarsi, come farò ad affascinarmi anche a questo? Possono bastare questi miei semini adagiati con cura nelle vostre fertili menti? Possono bastare questi pollini musicali soffiati sui vostri fiori? Temo di no! Per resistere comunque ci possono tornare utili questi suoni ampi e tutto quello che si portano dentro, ed è molto, la fulminante bellezza di un gospel, quello della semplicissima Revival con tutta la carica di sofferenza del testo e la gioia dei suoni. Ancora cori, miei cari.

Cosa rimane del trip hop su soundscapes elettronici dei Soulsavers del primo album, in questo It's Not How Far You Fall, It's The Way You Land, pochino, qualche pezzo, ma c’è molto soul, blues, la voce profonda di Mark Lanegan e addirittura una cover del Neil Young da ZUMA, che si poteva evitare: ci ho messo un po’, lo sapete a riconoscerla, nonostante quella canzone sia impressa profondamente nella mia anima, ovviamente la versione originale è insuperabile.

A proposito di comprensione vs odio, di cui parlavo prima. Il titolo dell’album è una citazione dal film “L’odio” di Kassowitz ............... “fin qui tutto bene”

Versione dal vivo con bellissime chitarre: http://www.youtube.com/watch?v=iUuiIZ8RF7g

Il video: http://it.qoob.tv/video/clip_view.asp?id=5473

Il testo di Revival: http://www.lyricsmania.com/lyrics/soulsavers_lyrics_14921/its_not_how_far_you_fall_its_the_way_you_land_lyrics_44123/revival_lyrics_477816.html

domenica 2 marzo 2008

In pista!


Signori in pista! Oltre la pellicola patinata da band di superfighe costruita a tavolino le Girls Aloud fanno un dance pop di qualità raro ai giorni nostri.
Call The Shots (da Tangled Up) è una macchina del tempo che vi farà tornare alla mente quei fumi e quegli odori da discoteca della domenica pomeriggio, se mai ve ne siete dimenticati.
Il ritornello invece non si dimentica e si continua a canticchiare per qualche tempo, costringendovi a ballare vostro malgrado.

sabato 23 febbraio 2008

Un – Pa Pa

Ci sono giorni più duri di altri, e alcuni particolarmente duri, per la fatica o la mancanza di fiducia. Quando decido di dare un taglio netto alla serata e di andare al letto un po’ prima. Tuttavia diverse pagine del libro sul comodino non sono sufficienti a fiaccare l’ansia e farmi cadere nel sonno. Finalmente riesco a trovare un momento di raccoglimento riparandomi dal freddo e rincattuncciandomi un po’ meglio sotto le coperte. Prendo gli auricolari del mio lettore mp3 e metto A sunday smile di Beirut dall’album The flying cup. Un avvolgente valzer mi abbraccia, mi fa compagnia e accoglie la mia anima. Sembra che Beirut sappia che ho un debole per i cori scalcinati. Che bella la musica di questo americano col nome di una città mediorientale, con una passione per la mittel-europa, per i titoli in francese e per quelle bande balcaniche che avevano acceso i nostri entusiasmi più di dieci anni fa. Tuttavia l’operazione non ha nulla a che vedere con le migliaia di cloni fricchettoni della colonna sonora di Underground che sono nati in Italia come funghi da 10 anni a questa parte. Su questo tipo di suoni Beirut adagia un modo di cantare molto particolare, classico, quasi da divo del passato, infine un organetto accompagna il tutto con ritmi sincopati e ci riporta da un altra parte del mondo cioè ai caraibi. A sunday smile la promuovo a pieni voti anche perché dopo un po’ mi sono scoperto a canticchiarla, stravolgendola, con un sommesso coro muto nel bagno, o quando mettevo a posto i piatti, o a squarciagola in macchina mentre attendevo al semaforo. Quindi non è vero, come dice qualcuno, che a causa della superofferta di musica, non si ha più il tempo per imparare le canzoni, non le si canticchia più, non si leggono e imparano i testi. In fondo il senso di QCS è proprio questo: contro la velocità di esaudire e prevenire i desideri che conduce alla mancanza di desiderio, preferiamo fermarci su un particolare e guardarlo con la lente d’ingrandimento per godere ancora delle molte cose belle che ci circondano.

http://www.youtube.com/watch?v=MAir96N3iOs&feature=related

Io sono affezionato alla versione in studio, ma questa dal vivo è particolare e il sapore caraibico è fornito da un ukulele che chiude e apre il pezzo invece che dall’organetto di cui sopra .

Testo della canzone: http://www.lyricstime.com/beirut-a-sunday-smile-lyrics.html