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domenica 1 giugno 2008

A coloro che sono caduti dopo la gloria

Ci vuole un coraggio bestiale a mettersi di nuovo in gioco, dopo avere pubblicato un album come Dummy che forse si può considerare il più importante cd degli anni novanta, dopo il successo planetario del loro tour. Dopo le depressioni che ne conseguono, dopo i viaggi durati 10 anni in terre lontane. Ci vuole un lavoro profondo su se stessi per convincersi a liberarsi dall’ossessione di ripetere lo stesso successo di Glory box.
Siamo contenti che i Portishead ci siano riusciti, e a 11 anni di distanza dal loro secondo album in studio abbiano deciso di regalarci “Third”. Album non facile da decifrare e proprio per questo sorprendente, in cui i nostri sono riconoscibilissimi ma al tempo stesso molto cambiati, come se la loro evoluzione fosse continuata in tutti questi anni ma noi non ne abbiamo conosciuto le tappe intermedie. Sono venute fuori dal tunnel queste tracce in cui Beth Gibson continua a cantare le sue melodie grondanti dolore, con quella voce al limite tra l’implorazione e il sussurro, ma le basi sono più scarne, le canzoni hanno gettato via tutti gli orpelli cinematografici e stilosi e sono approdate ad un essenza spiglosa, fatta soprattutto di ritmi duri, ripetitivi, dal sapore industrial. Difficile estrarre una traccia da quest’opera così varia e nuova e a tratti ostica, ma vado sul facile: un singolo è il brano più immediato, magari che avvicina chi non conosce il genere. Magic doors è perfetta per questo, la struttura è in sintonia con il resto del CD, il testo suggerisce la confessione di un addio o di un tradimento, i barriti finali, un altro piccolo dono, sembrano qualcosa che viene da lontano, quasi perfette trombe tenute costrette dai lontani anni ottanta in qualche dove e all’improvviso riemerse in questa disperata esplosione che poi si riorganizza lanciando un appoggio per il ritornello finale.

La puoi ascoltare qui http://it.youtube.com/watch?v=iRANMwVvKTE&feature=related

domenica 4 novembre 2007

Epicentro

A chi ci dice che la maggior parte della musiche che proponiamo provengono dalla “periferia”, in senso più lato possibile, rispondo con questo mio “epicentro” che ci riporta nel fulcro di tanta musica di sempre. Finalmente parliamo di cose che nascono a Londra! Siamo in territorio Dubstep, il gruppo si chiama Vex’D (Jamie Teasdale, Roly Porter), l’album è Degenerate e il pezzo che mi piace di più è Angel . Il Dubstep è musica strumentale, che raccoglie i semini lanciati dalla scena Bristol Sound (vi ricordate Massive Attack & Co. ?) una decina di anni fa o ancora prima dai Pop-Group. Diciamo che la nettezza e la potenza delle deflagrazioni sono quelle, i ritmi interrotti derivano da quello, la fusione della cultura bianca e nera, del dancefloor e dell’elettronica, sono quelle. Ma i suoni hanno percorso tempi e spazi, e sono andati in una certa direzione, si sono incupiti ancor di più assumendo una connotazione decisamente dark. I Vex’D aggiungono una coloritura industrial rispetto a nomi più famosi della stessa scena che me li fa preferire.
Ci sarà occasione di riparlare di Londra e ancora di semini lanciati dal dub che sono andati in tutt’altra direzione. Stay connected!
P. S. Fiery the angels (down) fell. Deep thunder rolled around their shores... burning with the fires of Orc.
Sono le parole all'inizio di Angels e che ricorrono ogni tanto nel corso del brano. Sono un riferimento ( o un vero e proprio campionamento?) alle ultime parole di Roy in Blade Runner.