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lunedì 22 settembre 2008

Bizzarri oggetti sonori avvolgono una pantera nella notte

Dopo un decennio circa, i nomi più importanti del Bristol Sound si sono rifatti vivi. Così anche Leila Arab in arte Leila, astro minore e un po’ tardivo del Trip Hop, ha fatto ritorno con l’album Blood, looms and blooms e questo appare più grande dei suoi inizi. Il beat interrotto di quell’epoca si riconosce solo a tratti, più evidenti sono le bizzarrie elettroniche lanciate in più direzioni o forse prelevate da più situazioni. Non a caso l'etichetta è la mitica Warp. Ma si sa qui parliamo di canzoni, e allora dallo scrigno scegliamo Daisies, cats and spacemen cantata dalla sorella di Leila, Roya. Del Trip Hop riconosciamo l’andamento sinuoso ed elegante come l’incedere di una pantera in una giungla di notte. Non so perché gli eccessi d’eleganza a me appaiono ridicoli, non so se riesco a comunicare questa mia particolare opinione estetica. Forse per questo mi piace questo pezzo, questo incedere è quasi impercettibilmente incidentato, ha qualcosa di strano, di meccanico, di non completamente naturale, forse a causa della folla di alieni oggetti sonori che vagano nel brano. Voglio attribuire a questo la volontà di non prendere troppo sul serio tutta questa eleganza, di aggiungere un pizzico d’ironia se non altro per renderla più credibile, o meno ridicola.
La puoi ascoltare qui anche se il video non centra niente: http://video.google.it/videosearch?q=leila+daisies&hl=it&emb=0&aq=f#

domenica 1 giugno 2008

A coloro che sono caduti dopo la gloria

Ci vuole un coraggio bestiale a mettersi di nuovo in gioco, dopo avere pubblicato un album come Dummy che forse si può considerare il più importante cd degli anni novanta, dopo il successo planetario del loro tour. Dopo le depressioni che ne conseguono, dopo i viaggi durati 10 anni in terre lontane. Ci vuole un lavoro profondo su se stessi per convincersi a liberarsi dall’ossessione di ripetere lo stesso successo di Glory box.
Siamo contenti che i Portishead ci siano riusciti, e a 11 anni di distanza dal loro secondo album in studio abbiano deciso di regalarci “Third”. Album non facile da decifrare e proprio per questo sorprendente, in cui i nostri sono riconoscibilissimi ma al tempo stesso molto cambiati, come se la loro evoluzione fosse continuata in tutti questi anni ma noi non ne abbiamo conosciuto le tappe intermedie. Sono venute fuori dal tunnel queste tracce in cui Beth Gibson continua a cantare le sue melodie grondanti dolore, con quella voce al limite tra l’implorazione e il sussurro, ma le basi sono più scarne, le canzoni hanno gettato via tutti gli orpelli cinematografici e stilosi e sono approdate ad un essenza spiglosa, fatta soprattutto di ritmi duri, ripetitivi, dal sapore industrial. Difficile estrarre una traccia da quest’opera così varia e nuova e a tratti ostica, ma vado sul facile: un singolo è il brano più immediato, magari che avvicina chi non conosce il genere. Magic doors è perfetta per questo, la struttura è in sintonia con il resto del CD, il testo suggerisce la confessione di un addio o di un tradimento, i barriti finali, un altro piccolo dono, sembrano qualcosa che viene da lontano, quasi perfette trombe tenute costrette dai lontani anni ottanta in qualche dove e all’improvviso riemerse in questa disperata esplosione che poi si riorganizza lanciando un appoggio per il ritornello finale.

La puoi ascoltare qui http://it.youtube.com/watch?v=iRANMwVvKTE&feature=related

venerdì 23 maggio 2008

Fantasmi


Archi e voce parlata, poi arriva una voce che colpisce fino in fondo. Talento.
Certe cose ascoltate una decina di inverni fa riparati dietro pinte di stout. Fantasmi di Radiohead e Portishead, frammenti (o sensazioni?) dei vecchi U2.
Ma il suono si sporca. C'è tensione. Difficile pensare ad un uso più efficace dell'elettronica. Percussioni sempre più opprimenti. Archi sempre più invadenti.
Un rapper entra furtivo dalla finestra, dice qualcosa, nessuno lo capisce e se ne va.
I don't understand this language. You fight fire with fire and we all get burned. Scherzano forse con il passato (o con il fuoco) gli Stateless e This Language (feat. Lateef the Truth Speaker) è il pezzo che ho faticosamente estratto dal loro notevole album di esordio (Stateless).
La puoi ascoltare qui:
http://www.myspace.com/statelessonline